Ricercatrice e neomamma, conciliare lavoro e famiglia è una sfida
Rosaria Chilà dell'Ifom: 'Ora passo più tempo alla scrivania'
Conciliare lavoro e famiglia può essere impegnativo anche in ambito scientifico, ma con il giusto supporto non è una sfida impossibile. "Nei mesi di attesa e in quelli immediatamente successivi al mio rientro al lavoro ho dovuto modificare un po' la mia attività scientifica", dice all'ANSA Rosaria Chilà, ricercatrice dell'Istituto Airc di Oncologia Molecolare (Ifom) e neomamma. "Il mio lavoro comporta il contatto con agenti chimici particolari che possono danneggiare il feto e sono un rischio anche durante l'allattamento, quindi si è ridotto il numero di cose che posso fare - racconta Chilà - ma ho aumentato la parte di studio, passo più tempo alla scrivania". La ricercatrice dell'Ifom analizza l'impatto dei fattori ambientali, come l'esposizione a micro- e nanoplastiche, sull'insorgenza del tumore al colon-retto, il secondo per incidenza tra le donne dopo il tumore al seno. Chilà ha potuto continuare a condurre ricerche in questo campo grazie anche al Lab G di Ifom, un laboratorio ancora oggi unico in Italia e in Europa. "L'aspetto è quello di un normale laboratorio - afferma Chilà - ma è ad uso esclusivo di ricercatrici in gravidanza o allattamento, perché non vi possono entrare agenti potenzialmente dannosi. Inoltre - aggiunge - il contatto quotidiano con altre ricercatrici madri o in attesa favorisce un confronto continuo, mi ha aiutato molto". Chilà sottolinea che è naturale che, durante la gravidanza e subito dopo la nascita, il peso della cura ricada più sulle madri: "Ci sono cose che gli uomini non possono fare, come allattare. Detto questo, in Italia c'è però ancora un gap pazzesco: i padri hanno un congedo parentale di soli 10 giorni retribuiti al 100%, e molti non possono permettersi di estendere tale periodo riducendo lo stipendio. Se ai padri fosse concesso un congedo più lungo - conclude la ricercatrice - si potrebbe parlare più facilmente di genitorialità".
Q.Davis--CT